Note a margine della proposta di cambiamento della prova dell’Esame di Stato emersa dal Convegno Come si traduce? 15-16 marzo 2013

Penso che sia importante sottolineare la necessità di rendere la prova conclusiva del curricolo delle lingue classiche coerente con l’impianto epistemologico-didattico di tutto l’indirizzo liceale e delle discipline di lingua e cultura latina e greca, in particolare, così come sono state delineate nel documento delle Indicazioni Nazionali per i Nuovi Licei. Nello specifico:
dalle Linee generali:
(Lo studente) Pratica la traduzione non come meccanico esercizio di applicazione di regole, ma come strumento di conoscenza di un testo e di un autore che gli consente di immedesimarsi in un mondo diverso dal proprio e di sentire la sfida del tentativo di riproporlo in lingua italiana.
[…]
Lo studente, inoltre, è in grado di interpretare e commentare opere in prosa e in versi, servendosi degli strumenti dell’analisi linguistica, stilistica, retorica e collocando le opere nel rispettivo contesto storico e culturale; ha assimilato categorie che permettono di interpretare il patrimonio mitologico, artistico, letterario, filosofico, politico, scientifico comune alla civiltà europea; sa confrontare modelli culturali e letterari e sistemi di valori; infine sa distinguere e valutare diverse interpretazioni; esporre in modo consapevole una tesi; motivare le argomentazioni.

dagli Obiettivi specifici di apprendimento:

Lo studente … si impegnerà a rendere nella traduzione lo specifico letterario del testo; saprà motivare le scelte di traduzione non solo attraverso gli elementi grammaticali, ma anche sulla base della interpretazione complessiva del testo oggetto di studio.

Quindi, la prova finale dovrebbe essere costruita in modo tale da verificare le seguenti conoscenze e competenze:

– saper contestualizzare opportunamente l’autore e l’opera (perciò devono essere fornite con la prova indicazioni essenziali sull’autore e l’opera, come per la prima prova di italiano, per favorire l’orientamento all’interno delle proprie conoscenze);
– comprendere l’argomento generale del passo;
-interpretare complessivamente il passo, dimostrando di averne compreso gli aspetti linguistici e stilistici (richiedendo semmai anche delle note di traduzione)
-inserire il passo nella poetica dell’autore/opera;
-individuare i sottoargomenti;
-stabilire confronti con altri autori/opere sulla base del genere o del tema.

A mio parere, bisognerebbe strutturare una tipologia di seconda prova, in modo tale da rendere facilmente verificabili degli obiettivi (quelli proposti o qualsiasi essi siano), che pertanto dovrebbero essere esplicitati. Pertanto, sarebbe utile suddividere in parti la prova, in modo che ad ogni attività possano corrispondere uno o al massimo due obiettivi. (Ne consegue che con la prova dovrebbe anche essere elaborata una griglia di valutazione, così da rendere la valutazione più omogenea.)

Ultima osservazione: la prova si dovrebbe presentare come più accessibile e non più complessa; il rischio è che si percepisca come l’aggiunta di attività ad una verifica già complessa in sé; perciò oltre alla definizione di un canone di autori (piuttosto limitato), bisognerebbe (a) contenere l’ampiezza del passo (nel caso si richieda una traduzione puntuale) e aumentare il tempo della prova; (b) richiedere un’interpretazione complessiva e personale e corredare la prova di domande anche di carattere linguistico.

Giovanna Domestico

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Salerno, 17 gennaio 1946

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